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Fotogrammi scacchistici di Ingmar Bergman

sETTIMO sIGILLOGli scacchi hanno trovato spazio nelle opere del celebre regista svedese Ingmar Bergman sia come "attori" principali che come comparse. Il riferimento agli scacchi quale rappresentazione simbolica della vita e delle vicende umane è stato realizzato in modo esplicito e diretto, ma esiste anche un riferimento, e forse più di uno, del tutto implicito.

 

In una delle varie scene di vita matrimoniale troviamo i due protagonisti, marito e moglie, alle prese con la prima colazione. Nell'atmosfera regna il più perfetto silenzio ed i due sono seduti ai lati opposti di un tavolo da cucina quadrato apparecchiato con una tovaglia a scacchi bianchi neri. Non una parola viene pronunciata e gli sguardi non si incrociano mai, anzi sono diretti sempre verso il tavolo e gli oggetti che lo sovrastano. Alternativamente muovono bicchieri bottiglie ed altro sbattendoli sul tavolo quasi rabbiosamente, con violenza sempre crescente.

Il riferimento implicito agli scacchi sembra ovvio. Questa scena appartiene, credo, ad uno dei sei episodi prodotti per la tv dai quali Bergman ha poi realizzato nel 1973 il film "Scene da un matrimonio". Nella versione cinematografica, ovviamente più sintetica, esiste una scena di prima colazione diversa nella forma. L'episodio in questione si intitola "Paula".

Molto più importante e diretto è il ruolo che gli scacchi ricoprono in uno dei film più celebri di Bergman, "Il settimo sigillo" (Det sjunde inseglet)del 1956.

La trama è ambientata nel medioevo e vede il cavaliere Antonius Block, di ritorno dalle crociate, impegnato in una partita a scacchi contro la Morte al fine di guadagnare del tempo per compiere una buona azione ed essere pronto, anche nello spirito, ad affrontare il suo inevitabile destino. Nel febbraio 1994 la casa editrice "Iperborea" ha pubblicato la sceneggiatura del film che era già stata però tradotta e pubblicata in italiano nel 1961 dall'Editore Einaudi in una raccolta di quattro film di Bergman. Il traduttore della versione più recente precisa in una nota che non è stato semplice reperire il testo della sceneggiatura a Stoccolma: non è risultata disponibile nella Biblioteca dell'Università né della Biblioteca Reale.

La sceneggiatura del film originale, mai pubblicata, è presente sotto forma di dattiloscritto alla cineteca del Filminstitutet di Stoccolma: il traduttore potè ottenere una copia del testo tramite lo Svenska Institutet.

Nella traduzione del 1994 come in quella del 1961, esistono delle differenze rispetto allo svolgimento vero e proprio del film ed è facile comprendere che Bergman effettuò degli aggiustamenti durante la lavorazione, modificando, secondo le circostanze, la sceneggiatura originale. Nelle due traduzioni troviamo, ad esempio, la scena iniziale del film (dove Block incomincia la sua partita con la Morte) nella quale si riferisce "... il Cavaliere fruga nella grande sacca che ha accanto a sé, tira fuori una piccola scacchiera..."

Come si può verificare dalle immagini del film, la scacchiera appare subito, in un contesto di profonda suggestione espressiva, situata sopra delle rocce e non è di piccole dimensioni.

La Morte accetta la richiesta del Cavaliere e si presta al gioco pur essendo molto indaffarata in quel periodo (infuriava una pestilenza). In una delle scene finali del film, la Morte informa il Cavaliere che le erano destinati la madre e il figlio di una coppia di musici ed attori itineranti di sua conoscenza.

Giunta la sera il Cavaliere e la Morte riprendono la partita vicino al carro della famiglia di saltimbanchi, continuando il gioco e la conversazione. Il padre del bambino, dotato di facoltà sensitive, riesce a vedere fuori del carro il Cavaliere impegnato nel suo cimento e comprende l'identità dell'avversario, invisibile ad altri occhi. Decide quindi di allontanarsi con il carro da quel luogo, mentre il Cavaliere, per distrarre la Morte, fa cadere con il mantello i pezzi dalla scacchiera, fingendo un gesto sbadato. Non appena il carro sparisce la buona azione è compiuta: i pezzi vengono subito sistemati dalla Morte che dà scacco matto al Cavaliere.

Sembra quindi che il Cavaliere sia riuscito effettivamente a beffare la Morte. Ma è veramente cosi? In una situazione precedente, dove un attore finge il suicidio, la Morte aveva dimostrato di non poter mai essere ingannata e più di una volta rivelava capacità telepatiche.

La mia interpretazione personale, che forse non è corretta e per la quale solo il regista potrebbe dar conto, è che in realtà non la Morte ma il Cavaliere è stato ingannato. Non potendo permettersi il lusso di utilizzare molto tempo per quella lunga partita a scacchi, la Morte offre al Cavaliere un'opportunità per compiere la sua buona azione in modo che anche il suo spirito sia pronto per lo "scacco matto" finale.

Ma probabilmente l'idea è un'altra: appena compiuta la buona azione, la Morte dà lo scacco matto al Cavaliere, perché anche lei, come tutte le cose deI mondo, deve seguire un ordine divino prestabilito.

Nell'articolo di Adriano Chicco "La strana partita di Antonio Block" (l'ltalia Scacchistica, aprile 1960), troviamo la descrizione della posizione di matto: "Compare sullo schermo la posizione finale con il Re bianco mattato nell'angolo da una Torre sostenuta da un pezzo lontano, probabilmente un Alfiere ... Anche la della parita, con il matto nell'angolo, si collega alla nota predilezione dei migliori giocatori medievali per questa posizione di matto, considerata di perfetta bellezza."

Ciò che Chicco non scrisse nel suo articolo è che, mentre la Morte muove la Torre in a1 per dare lo scacco matto, la diagonale h8-a1 è bianca. In ciò non c'è nulla di male, tranne il fatto che in una sequenza precedente della stessa scena la scacchiera risulta orientata invece nel modo tradizionale! Si sa che i capolavori, per essere tali, non possono mai essere perfetti.

Il gioco degli scacchi appare in un altro film di Bergman "Un mondo di marionette" (Ur Marionetternas Liv - Dalla vita delle marionette) del 1979-80, unico film del regista in tedesco.

In "Un mondo di marionette" il protagonista, Peter Egermann, cade consapevolmente verso la propria distruzione mentale. Viene quindi rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove dedica tutto il proprio tempo a giocare a scacchi contro un computer.

Ogni mattina, dopo aver impiegato circa un quarto d'ora per sistemare meticolosamente il suo letto, inizia le sue partite contro il computer, regolandolo ad un alto livello di difficoltà. A volte fa durare una partita diversi giorni. In una scena, dopo la mossa di Peter, Cb1-c3, appare sul display della macchina la scritta "You missed the mate".

Anche in questo caso gli scacchi rappresentano la vita: il protagonista non ha ancora perso del tutto perché continua a vivere, ma ha fallito l'opportunità di vincere la sua partita.

Vediamo ora, in sintesi approssimata, le conclusioni alle quali è giunto lopsicanalista prof. Morgen Jensen: "Per quanto riguarda il paziente, abbiamo da notare la presenza di una madre dominante ed un difficile rapporto con il padre. A causa dei condizionamenti sociali, Peter è stato indirizzato verso la repressione dei propri sentimenti adattandosi al ruolo precostituito che la società gli aveva assegnato. Le emozioni violente spesso condannate in questo tipo di ambiente sociale e la continua ricerca del successo personale, hanno impedito l'autorealizzazione dell'individuo, il quale era soggetto ad una omosessualità latente appena conscia e ad un istinto di paura e di aggressività represse nei confronti della madre dominante. L'uso eccessivo di fumo e narcotici era l'unica scappatoia convenzionalmente permessa ed era quindi considerata la normalità. La moglie era anch'essa un soggetto aggressivo, come la madre. Quando Peter, nel tentativo di avere un rapporto con la giovane prostituta Katarina Krafft, viene a trovarsi in una situazione di cortocircuito emotivo, uccide la ragazza, che ha anche lo stesso nome della moglie (*)."

Da L'Italia Scacchistica, Anno 85, n.1073 (marzo 1995)


NOTA
(*) Vedi «il significato simbolico degli scacchi" (L'italia Scacchistica, luglio / agosto 1992, pag. 164) e "Gli scacchi, Edipo e la Mater Dolorosa" (L'Italia Scacchistica, aprile Il, 1994).

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