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Data e ora:

Ricordo di Ferruccio Ferucci (1938-2019)

Ferruccio: forse la persona più bella che abbia mai conosciuto. Amico limpido e implume, di un’onestà e un disinteresse assoluti e al tempo stesso formica splendida, capace di donare se stessa a tante meravigliose cicale incontrate per strada. Affratellandole. Facendole giocare insieme. Si è ‘messo in gioco’ per una vita con molti grandi compagni di viaggio, fra i quali Sebastiano Izzo, Ascenzo Lombardi, Antonio Rosino, Filippo Maresca, Giovanni Ongarelli, Yuri Garrett, Mario Albano, Andrea Raiano, Renato Stefanelli, Attilio Muratori, Stelio Betti, Sonia Ferrini, Dario De Toffoli, Ennio Peres e i Presidenti FSI Sergio Mariotti e Alvise Zichichi.

Per un mondo bello, colorato e giusto, in cui la diversità fosse un bene comune.

Mettendo in comune ogni ricchezza, ogni strumento di cui si veniva in possesso.

Ponendo il “Re dei Giochi” al servizio di vere e proprie arti ludiche ingiustamente misconosciute nel nostro Paese, ma non meno regali: Dama, Go, Othello, Backgammon, Mah-Jong. Mettendolo in piazza; rendendolo mezzo e non fine; educazione e rieducazione; “Cultura” e “Sport”; “Popolare” e “Per tutti”.

Per molti anni Segretario particolare del Sindaco a Forlì, è stato Presidente del Circolo “Paul Keres” e poi co-fondatore e Presidente di ARCI-Dama Scacchi, ARCI Unione Giochi e Lega Scacchi UISP (1978-2002), salvandola dalla crisi dell’ARCI e portandola a un passo da un accordo storico con la FSI di Sergio Mariotti.

Mai una parola sopra le righe. Mai un’opinione espressa senza cercare prima di capire. Da cittadino serio e specchiato. Da democratico vero. Sempre coinvolgendo, chiedendo, ascoltando, dando fiducia. Pane quotidiano per un figlio del popolo che ha respirato da bimbo lacrime, guerra, sogni, dolore, fame di tutto e sete di libertà e di giustizia prima di essere uomo. Cosa difficile e faticosa per chi (noi, oggi) non ha memoria ed è malato, pieno di sé, tanto da prendersi tutto lo spazio e toglierlo agli altri. Mai da “uomo solo al comando”. Mai costruendo sistemi di potere e “ginnastiche di obbedienza”.  Mai coltivando rapporti, amicizie nel senso più schiettamente italiano e anticamente romano del termine.

“Non ci sono poteri buoni”? No! O forse no. Tirato per i capelli alla Presidenza della Lega Scacchi nel ‘78, per  un quarto di secolo Ferruccio è riuscito a farci sognare un mondo migliore con il suo esempio, la sua sensibilità e umanità. Con il gioco. Facendoci mettere in gioco per primi, con lui. La rivoluzione. La nostra.

Tornei Internazionali FIDE organizzati a Forlì con il GM Anthony Miles per promuovere Convegni internazionali su “Matematica e scacchi”; Mark Tajmanov, mitico sfidante di Fischer, chiamato nel 1990-92 a San Vincenzo dall’URSS per accreditare Seminari Nazionali per Formatori di Istruttori (con Zichichi, Izzo, Rosino, Maresca, Albano, Lombardi, Garrett insieme); gli scacchi nel grande circuito associativo (ARCI, UISP, CSAin, AICS, Libertas, Us ACLI, CSI, MSP, CSEN…); la poli-ludicità come strumento; le traduzioni dal russo di Guido Gallozzi delle teorie scacchistico-affabulatorie  di Viktor Ivanovic Gonciarov, eretico avversario della mitica scuola di Botvinnik; giocare in carcere; la disabilità, la sofferenza psichiatrica, i bambini piccoli, la psicomotricità scacchistica dai 3 ai 7 anni, ’interdisciplinarità scolastica, eterodossie di ogni tipo, le metodologie più rivoluzionarie… Tutte le nuove frontiere scacchistiche e ludiche sono passate per l’UISP-Lega Scacchi di Ferruccio: un Paradiso nel paese più ludicamente arretrato d’Europa, grazie ad un uomo magnifico e illuminato, conscio di rendere giustizia all’impegno proprio facendo esprimere tutti.

Da Forum Livii a “Berti in Oro”. Alla moglie, ai figli, ai nipoti, agli amici che lo hanno accompagnato, un grandissimo abbraccio. A noi, ricordi meravigliosi e incancellabili, perché Ferruccio non morirà mai. Ha seminato bellezza e speranza in chi lo ha conosciuto; ha coltivato fronti di ricerca che sono ormai patrimonio del mondo, salvi per sempre da un Paese che storicamente dimentica tutto: a cominciare da sé.

(Alessandro Pompa)

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